Di quale crescita vogliamo crescere
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, sfoglia la margherita della ripresa italiana e di quella internazionale e non sceglie cosa fare. Appena arrivato al vertice del G20 di San Pietroburgo ha dichiarato che, essendoci la ripresa dell’economia europea, ora l’Italia la può riagganciare, e che il suo governo lavorerà in questa direzione. Nel frattempo, però, i commenti sui dati dell’Ocse e dell’Eurostat hanno generalmente sottolineato che il recupero dell’Europa è modesto. Giovedì, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha dichiarato che intende mantenere invariato allo 0,5 per cento il tasso di interesse perché il miglioramento dell’economia europea è debole. E il G20 ha riconosciuto che il recupero è lontano.
19 AGO 20

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, sfoglia la margherita della ripresa italiana e di quella internazionale e non sceglie cosa fare. Appena arrivato al vertice del G20 di San Pietroburgo ha dichiarato che, essendoci la ripresa dell’economia europea, ora l’Italia la può riagganciare, e che il suo governo lavorerà in questa direzione. Nel frattempo, però, i commenti sui dati dell’Ocse e dell’Eurostat hanno generalmente sottolineato che il recupero dell’Europa è modesto. Giovedì, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha dichiarato che intende mantenere invariato allo 0,5 per cento il tasso di interesse perché il miglioramento dell’economia europea è debole. E il G20 ha riconosciuto che il recupero è lontano. Certo, Enrico Letta si è vantato del fatto che a questo G20 l’Italia “non è più stata dietro la lavagna” e ha aggiunto: “Negli altri G20 ci avevano dato i compiti a casa perché eravamo stati malandrini. Ora non ci prendiamo più bacchettate sulle dita, i compiti a casa li abbiamo fatti, ora c’è bisogno di vedere la terra promessa”. Vero, le riforme approvate da Pdl e Pd durante il governo tecnico di Mario Monti sono state in qualche modo efficaci, a partire dallo choc sulle pensioni.
Eppure, come ammette lo stesso Letta, correggendo certi eccessi di entusiasmo che gli erano stati attribuiti, la modesta entità della ripresa non appare in grado di attenuare la disoccupazione. Ma non c’è solo la questione, pur importante, dell’occupazione giovanile richiamata ieri. C’è, prima di tutto, quella del tipo di ripresa per il paese. Prima di parlare, Letta dovrebbe scegliere il tipo di ripresa cui intende “agganciarsi”. C’è quella al traino della Germania che sarebbe necessariamente pigra e stentata. E c’è quella endogena, che dobbiamo alimentare noi medesimi, mediante riforme, come quelle che ci indica il World Economic Forum e che riguardano il mercato del lavoro e il sistema giudiziario con i suoi arbìtri che allontanano gli investimenti. Se le altre economie del G20 hanno un motore interno di sviluppo, mentre noi andiamo al traino, con un tasso del pil minore e ritardato rispetto a quello medio, sarà inevitabile la nostra fuoriuscita dal club. Man mano che si sfoglia la margherita, senza aver scelto, si arriva agli ultimi petali. E il tempo che Draghi ha assegnato al mantenimento del basso tasso di interesse scade. Dopodiché anche rimanere al traino diventa molto difficile, perché la corrente non aiuta più.